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Descrizione della Ricerca

Negli ultimi anni, lo sviluppo dell’intelligenza artificiale è stato prevalentemente guidato da infrastrutture di calcolo centralizzate, gestite da un numero ristretto di grandi operatori. Tale modello, tuttavia, sta progressivamente mutando, poiché i dati non risultano più concentrati in un unico nodo, ma sono ormai distribuiti tra sensori, smartphone, veicoli e sistemi infrastrutturali. In questo scenario, la centralizzazione dei dati si rivela frequentemente poco efficiente, economicamente onerosa oppure limitata da vincoli normativi e da esigenze di privacy.

In tale contesto emergono nuovi paradigmi di Edge AI, nei quali le capacità di elaborazione intelligente vengono trasferite verso i “margini” della rete, ossia direttamente nei dispositivi che generano i dati. In queste architetture, le informazioni non vengono trasferite verso sistemi centrali, ma restano in locale, mentre la conoscenza viene sviluppata in modo distribuito mediante approcci collaborativi come l’apprendimento federato, che consente a dispositivi o organizzazioni differenti di addestrare modelli condivisi senza la necessità di scambiare dati sensibili. In questo quadro, la tutela della privacy assume un ruolo non soltanto etico, ma diventa un requisito operativo essenziale, soprattutto in settori quali la sanità e l’industria.

Questa evoluzione introduce opportunità rilevanti, ma al tempo stesso comporta criticità significative: l’eterogeneità dei dispositivi, la limitata capacità computazionale e la connettività instabile rendono infatti complessa la gestione coordinata dei processi di apprendimento distribuito, i quali devono garantire simultaneamente efficienza, sicurezza e affidabilità.

Nel complesso, tali approcci delineano un nuovo paradigma di intelligenza artificiale maggiormente distribuito, collaborativo e decentralizzato, in cui i processi di apprendimento avvengono direttamente nei contesti operativi reali, risultando così più aderenti alle condizioni del mondo fisico.